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Usa all'Onu: "Pronti ad altre azioni"; e accusano la Russia

New York (askanews) - Dopo il raid con i missili Tomahawk contro la Siria, gli Stati Uniti rilanciano dicendosi pronti a fare altri attacchi missilistici nel Paese. Lo ha confermato l'ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Nikki Haley, durante la riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza.

Dal canto suo, il rappresentante siriano all'Onu, ha duramente condannato l'attacco americano, definendolo un vero e proprio atto di aggressione.

"E' stata una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale - ha detto Munzer Munzer - gli Stati Uniti hanno cercato di giustificarlo con argomentazioni pretenziose, per far credere che l'esercito siriano abbia usato armi chimiche a Khan Cheikhoun. La Repubblica siriana però può confermare che non sono mai state usate tali armi contro i gruppi terroristici armati. Bisogna usare tutti gli sforzi per combattere il terrorismo, ma chiediamo al Consiglio di sicurezza di assumersi le proprie responsabilità condannando l'attacco affinché non si ripeta mai più un atto di aggressione come questo".

Intanto, mentre si rincorrono voci di un possibile rimpasto di governo nell'amministrazione Trump, il presidente, dopo l'convegno di Mar-a-Lago, in Florida con il presidente cinese Xi Jingping manda avanti i suoi fedelissimi per fare il punto sulla condizione. Il segretario di Stato Rex Tillerson, ha fatto sapere che Xi Jinping ha compreso le ragioni americane che hanno portato all'attacco in Siria. Parole dure, invece, contro la Russia che, secondo Tillerson, sul raid avrebbe dato una risposta deludente.

Gli Stati Uniti avevano avvisato il Cremlino dell'imminente attacco sulla base aerea siriana di al Shayrat dove c'erano almeno 100 militari russi e da dove, secondo le testimonianze, già poche ore dopo l'attacco, sono ripartiti due caccia per un raid nei pressi di Palmira.

Secondo fonti di stampa americana, inoltre, sarebbe in corso un'indagine sul presunto ruolo dei russi nell'attacco chimico del 4 aprile, in cui sono morte 80 persone tra cui 28 bambini.