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SIRIA. Russia: “L’aviazione siriana ha colpito un deposito di armi chimiche”

Interviente Mosca: nessun raid con gas tossici, Damasco ha centrato un deposito di munizioni. Il nuovo attacco permette al fronte anti-Assad di ricompattarsi, dimenticando le stragi qaediste nella capitale

Roma, 5 aprile 2017, Nena News – Sale a 72 il bilancio dei morti a Khan Sheikhoun, cittadina nella provincia di Idlib, colpita ieri da gas tossici. Dopo tre mesi di silenzio la Siria torna in cima alle cronache internazionali, suscitando uno sdegno dimenticato dopo la battaglia brutale di Aleppo.

Ma come è spesso avvenuto nella guerra siriana e nel suo racconto, ai due fronti militari si contrappongono anche i due fronti della propaganda. Immediata è stata la reazione occidentale alle immagini che ieri arrivavano da Khan Sheikhoun: i governi si sono uniti nella condanna a Bashar al-Assad, considerato il primo sospettato dell’attacco con armi chimiche. La Francia ha chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza Onu che si terrà oggi (non fu chiesta quando un mese fa un attentato qaedista colpì Damasco e uccise 74 persone), la Gran Bretagna un’inchiesta indipendente.

È intervenuto anche il presidente turco Erdogan, non certo un campione di diritti umani, che al telefono con il russo Putin ha definito l’attacco “disumano” e capace di far collassare un negoziato che non esiste. Ma il fronte pro-Assad si difende: già ieri l’esercito aveva emesso un comunicato in cui negava “categoricamente” di aver lanciato gas tossico su Idlib e ribadiva di non averlo fatto nemmeno in passato.

Non ha parlato l’Onu che dal 2014, dopo il tentativo di Obama di attaccare la Siria per il superamento della “linea rossa”, l’uso di armi chimiche, ha ricevuto in consegna l’arsenale chimico di Assad, passaggio avvenuto sotto la supervisione internazionale.

È intervenuta invece la Russia che già ieri aveva negato di aver preso parte ad azioni simili. E oggi è tornata sulla questione con il Ministero della Difesa che ha dato una versione diversa dei fatti, già avanzata ieri da alcuni media siriani dopo aver visionato i video girati sul posto: non è stato un attacco aereo a base di armi chimiche, ma l’esplosione di un deposito di armi contenenti gas in mano alle opposizioni.

Secondo Mosca, un raid aereo c’è stato ma con armi “normali” che avrebbero centrato il deposito di armi, non sapendo che all’intimo contenevano gas tossici: “Ieri dalle 11.30 alle 12.30 del mattino, l’aviazione siriana ha compiuto un bombardamento su un vasto deposito di munizioni dei terroristi nella periferia orientale della città di Khan Sheikhoun – ha detto il portavoce del Ministero – Nel deposito c’era un laboratorio per la produzione di munizioni a base di armi chimiche”, già usate ad Aleppo lo scorso anno. Tanto che, aggiunge Mosca, i sintomi dei feriti erano gli stessi di quelli registrati ad Aleppo dopo attacchi delle opposizioni.

Quale che sia la verità, i dubbi restano: Assad non ha nulla da guadagnare da una simile operazione in un momento in cui gode di una posizione di forza rispetto ad un anno fa. Ha ripreso Aleppo, ha costretto le opposizioni islamiste dentro la provincia di Idlib, ha ricevuto il beneplacito Usa a proseguire come presidente. Usare armi chimiche contro la popolazione sarebbe un atto politicamente e militarmente molto stupido.

A qualcuno però è utile: chiunque sia il responsabile dell’ennesima strage, il gioco della colpa facilita quel fronte che continua sulla via della caduta di Assad. Permette di risollevare l’attenzione su un conflitto semi-dimenticato unendo le forze contro Damasco. È il caso delle opposizioni che ieri con l’Alto Comitato per i Negoziati hanno ribadito di non voler discutere con chi compie crimini, giustificando così lo stallo del negoziato, fermo a mesi fa.

Ma è anche il caso dei gruppi armati sul terreno che stamattina, l’ex al-Nusra in testa, promettevano vendetta contro il governo, dimenticando di menzionare le stragi compiute a marzo nella capitale e ad Hama. Le due macchine della propaganda proseguono spedite, ognuna con la sua narrativa. La verità, come i civili, sono gli unici davvero in pericolo. Nena News