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La Russia è l'ancora di salvezza per i produttori agricoli argentini

I produttori argentini di pere e mele non riescono a superare la crisi che stanno vivendo di attuale per il calo delle esportazioni dei loro prodotti.

Il direttore dell'associazione di agricoltori argentini (CAFI), l'agronomo e ingegnere Daniel Satragni, ha raccontato a Sputnik che i mercati chiave per i produttori argentini sono il Brasile e la Russia. Rappresentano oltre il 60% delle esportazioni di frutta. Per la sofferenza dell'economia brasiliana a seguito della crisi politica e i conflitti sociali al primo posto c'è la Russia.

"Quello che è successo in Brasile, è stato per noi un duro colpo. Se prima primeggiavamo in questo mercato, ora siamo stati scalzati dai produttori provenienti da Italia e Cile, occupiamo solo il 3° posto. E' tutta colpa della bassa competitività dei nostri prodotti. La Russia è un mercato molto prezioso per l'Argentina. Negli ultimi 15 anni siamo riusciti a instaurare forti legami commerciali tra i nostri due Paesi. Nonostante i nostri prodotti siano inferiori per competitività, continuiamo ad esportare la nostra frutta in Russia. In ogni caso continuiamo ad operare in perdita", — ha raccontato Satragni.

Ha parlato delle difficoltà di questo business. La produzione di pere e mele è un "processo difficile", dal momento che bisogna raccogliere la frutta e consegnarla ad apposite società per il confezionamento. Dopodichè serve lo stoccaggio a freddo per garantire l'approvvigionamento di questa frutta stagionale per tutto il corso dell'anno. Pertanto al costo originario di produzione si aggiungono le spese per il packaging, le spese logistiche e il lavoro, ha specificato Satragni.

"Tutto questo dobbiamo farlo sullo sfondo della flessione del dollaro e della presenza dei problemi che affliggono la nostra economia orientata sulle esportazioni. Le piantagioni non vengono modernizzate, rimangono a galla solo coloro che lavorano nel modo più efficace. Se continuerà così, allora chiuderanno", — teme Satragni.

Questo problema è particolarmente rilevante per la regione orticola che copre una superficie di 40mila ettari con 60mila posti di lavoro per 60 mila persone che si lamentano del dollaro.

"Oltre il 50% del nostro fatturato viene speso per gli stipendi. Dobbiamo aumentare costantemente gli stipendi ai lavoratori per sfamare le loro famiglie. Tuttavia con il dollaro ogni giorno è sempre più difficile. Non chiediamo la svalutazione, ma abbiamo davvero bisogno di meccanismi di compensazione. In caso contrario non possiamo permetterci di mantenere i lavoratori," — ha chiarito Satragni.

I produttori temono che più a lungo l'attuale condizione resti difficile, più ne risentirà la qualità della frutta che chiuderà i mercati esteri all'Argentina. "I redditi sono in calo, le vendite sono in calo. Si tratta di un circolo viziato", — si lamenta l'interlocutore di Sputnik.

I coltivatori argentini sono riusciti ad avviare il dialogo con il governo, ci sono già alcuni progressi, ma finora non sono state adottate misure specifiche di assistenza, non c'è speranza, afferma Satragni.

"Ora cominciamo a capire cosa bisogna fare. Il problema è che la politica non tiene il passo dei raccolto, questo non può non preoccuparci. Ci sono ritardi nelle consegne e dato che è inverno il costo delle bollette è più alto del solito," — sintetizza il numero uno dell'associazione di coltivatori argentini.