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Soltanto mercoledì il segretario di stato del Vaticano, Pietro Parolin, ha svelato alla stampa i primi dettagli del suo imminente viaggio a Mosca, dal 20 al 24 di agosto. Dettagli attesi da tempo dalla grande stampa russa, che descrive Parolin come il più stretto collaboratore di Bergoglio, e già questo è un segnale dell’interesse che la missione suscita. Nessuno finge che si tratti semplicemente di una visita pastorale, anche perché il cardinale ha in programma di vedere, oltre al patriarca, Kirill, il presidente russo, Putin. Lo stesso Parolin non ha nascosto il senso per così dire politico della visita in una intervista al Corriere della Sera. E sui rapporti fra Stati Uniti e Russia, ha avuto modo di dire: “Nutro la fiducia che entrambe le parti sapranno agire con la dovuta responsabilità per evitare l’aumento della tensione, disposte pure a riconoscere gli eventuali errori che abbiano potuto essere all’origine di tale condizione. Sarebbe drammatico che non si facesse nulla a questo rispetto e, di conseguenza, le relazioni si deteriorassero ulteriormente. Ritengo altresì importante il ruolo delle chiese e delle società civili nell’incoraggiare ogni iniziativa che consenta di rendere più positiva l’atmosfera”.

Tanto per intenderci: Regnum paragona questo viaggio a quello compiuto in aprile dal segretario di stato americano, Rex Tillerson, che ha avuto un confronto con il ministro degli Esteri, Lavrov, prima di salire al Cremlino per parlare faccia a faccia con Putin. Kommersant considera la visita un successo diplomatico per la Russia, a tralasciare dal risultato, perché si dimostra che il paese non è affatto un’entità isolata, come la stampa in Europa e negli Stati Uniti cerca di far credere. Le crisi in Siria, in Ucraina e forse anche quella in Corea del Nord potrebbero essere alcuni dei temi che il braccio destro di Bergoglio affronterà a Mosca. Dopotutto su questi dossier Cremlino e Vaticano hanno già discusso. Anche per questo gli opinionisti russi sembrano sospettosi. Qual è il vero obiettivo di Parolin? Dobbiamo davvero fermarci ai ragionamenti politici?

E’ difficile rispondere alla domanda centrale dei quotidiani russi. Sinora neppure il Vaticano ha parlato apertamente dell’agenda che Parolin cercherà di seguire a Mosca, anche se qualche elemento lo ha fornito lui stesso alla stampa italiana, parlando per modello con Il Sole 24 Ore. “Oggigiorno vengono spesso sottolineate le differenze tra vari paesi occidentali e la Russia, come se fossero due mondi differenti, ciascuno con i propri valori, i propri interessi, un orgoglio nazionale o transnazionale e persino una propria concezione del diritto internazionale da opporre agli altri – ha detto il cardinale – In un simile contesto la sfida è quella di contribuire a una migliore comprensione reciproca tra quelli che rischiano di presentarsi come due poli opposti. Lo sforzo di capirsi a vicenda non significa accondiscendenza dell’uno alla posizione dell’altro, ma piuttosto un paziente, costruttivo, franco e, al tempo stesso, rispettoso dialogo. Esso è tanto più importante sulle questioni che sono all’origine dei conflitti correnti e su quelle che rischiano di provocare un ulteriore aumento della tensione. In tale senso, la questione della pace e della ricerca di soluzione alle varie crisi in corso dovrebbe essere posta al di sopra di qualsiasi interesse nazionale o comunque parziale. Qui non ci possono essere né vincitori né vinti. Indulgere sui propri interessi particolari, che è una delle caratteristiche in questa età di ritorno dei nazionalismi, distoglie dal vedere come non sia di per sé scongiurata la possibilità di una catastrofe. Sono convinto che faccia parte della missione della Santa Sede insistere su questo aspetto”. Sembra insomma che nella sua politica estera, il Vaticano mostri di volere adottare la linea del realismo più di quanto molti governi riescano davvero a fare. Ma l’impressione è che i russi guardino ben oltre la geopolitica questa volta.

Dice lo storico russo Alexei Yudin: per comprendere il senso della visita, dovremo seguire con grande attenzione i termini che Parolin deciderà di usare. Afferma il vaticanista Alexei Dikarev: questa potrebbe essere la premessa per un prossimo viaggio di Bergoglio in Russia, ma per adesso si tratta soltanto di speculazioni. Rapidamente ci avviciniamo al punto. Con buona pace per la grandeur diplomatica che il Cremlino tira in ballo ogni volta che il presidente Putin stringe la mano a un leader straniero, a Mosca molti sembrano più interessati all’aspetto religioso di questo convegno, ovvero al possibile arrivo di Bergoglio in terra russa, magari in tempi stretti, più stretti di quanto si potrebbe pensare, dopo un’accurata preparazione da parte di Parolin. Forse per Putin i tempi sono maturi.

Non è detto che nel Paese tutti la pensino allo stesso modo. “Parolin e Putin parleranno ancora di medio oriente?”, chiede Vsevolod Chaplin, un religioso conservatore molto popolare in Russia: “Ebbene, di quello il presidente ha già discusso con lo stesso Francesco nel 2013 e il 2015, e anche al telefono, alla fine dello scorso anno. Perché allora domandare un nuovo convegno? Forse per affrontare la questione dell’Ucraina? Ma Parolin ci è stato proprio un anno fa, e ha assunto un profilo molto basso”. Secondo Chaplin, che è conosciuto in Russia per le posizioni spesso estreme, dietro il lenzuolo della diplomazia potrebbe nascondersi proprio un tentativo di portare a Mosca il papa di Roma. Ma le possibilità di vedere Bergoglio a Novo Ogarevo, la dimora in cui risiede abitualmente Putin, “sono le stesse di assistere allo sbarco dei rettiliani”, commenta Chaplin. Eppure, secondo lo stesso religioso, il capo del Cremlino si sarebbe rivolto a un monastero di gesuiti non lontano da Mosca proprio per prepararsi a un contatto più robusto con Bergoglio. Forse i conservatori russi si stanno già preparando all’invasione degli alieni cattolici.