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Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, è in Russia in veste di presidente dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa – guidata quest’anno dall’Italia secondo il meccanismo di rotazione Ue –, che si sta occupando anche di monitorare il conflitto ucraino creato dall’annessione russa della Crimea e dalle conseguenti ribellioni nella provincia orientale da parte di ribelli filo-russi con un link (probabilmente diretto) con Mosca.

“È inaccettabile che questa condizione rimanga così, nel cuore dell’Europa, e credo che ciascuno debba fare il proprio dovere fino in fondo per andare oltre e risolver[la]”, ha detto Alfano, dichiarando di aver scelto di avviare la presidenza italiana dell’Osce “con questa missione e con questo spirito” (di mediazione).

Alfano a Mosca ha incontrato il suo omologo Sergei Lavrov, dopo aver visitato l’Ucraina. L’Italia ha potere, come nazione-presidente, di fissare le priorità nell’agenda dell’Organizzazione, e Alfano aveva anticipato che la guida italiana avrebbe prestato attenzione centrale ai conflitti aperti in area Osce, ossia, oltre all’Ucraina, il Nagorno-Karabakh, la Transnistria e la Georgia, tutte questioni di influenza territoriale e geopolitica in cui la Russia è coinvolta direttamente (tra l’altro l’ex capo della diplomazia italiana Franco Frattini è stato nominato dall’inizio di gennaio rappresentante Osce per la regolarizzazione della Transnistria).

Nell’convegno con Lavrov, Alfano ha ribadito la centralità dell’Osce, “strategica” per tenere sempre “aperto il canale del dialogo” tra Est e Ovest, mentre il ministro russo lo ha ringraziato per il tono dialogante con cui ha affrontato i problemi nell’intervista a Ria. Il ministro italiano ha chiesto di rinnovare lo “spirito di Helsinki” – intendendo quello che nel 1075 portò alla creazione dell’Osce – chiedendo cooperazione alla Russia.

Fulcro della linea Alfano/Europa sono gli accordi di Minsk, secondo cui si sarebbe dovuto avviare un deconflicting già tre anni fa, ma che non sono mai stati implementati. Parte dell’Occidente incolpa apertamente di questo stallo la Russia, e in questi giorni ci sono stati contatti diretti anche tra Washington e Mosca per cercare di sbloccare la crisi, che ha prodotto già 30mila vittime (tra morti e feriti). Ma tra le due potenze c’è una distanza profonda, anche sull’applicazione di un eventuale contingente di peacekeeping Onu da mettere sul terreno. La durata delle sanzioni economiche alzate dall’Ue contro la Russia dipendente da quanto il Cremlino farà sugli accordi.

“L’Italia crede nel valore politico delle sanzioni, che è quello di ricondurre la Russia su un binario di cooperazione costruttiva. Le sanzioni europee sono caratterizzate da flessibilità e gradualità, ciò che consente di modularle in funzione degli sviluppi sul terreno ed al tavolo negoziale”, ha detto Alfano, secondo cui proprio per questo motivo si torna a insistere sulla necessità di affrontare “una discussione politica sullo stato di avanzamento dell’attuazione degli accordi di Minsk, che rimane l’orizzonte temporale per stabilire la durata delle sanzioni”.

L’Italia, secondo il capo della diplomazia di Roma “è sempre stata fra i Paesi che ritengono fondamentale perseverare nel dialogo con la Federazione Russa, in politica come in economia, pur nei perimetri tracciati dalle misure restrittive”: “Ciò non vuol dire per noi condividere alcune scelte politiche di Mosca che riteniamo comunque sbagliate o ammettere situazioni illegittime come l’annessione della Crimea. Vuole invece dire confrontarsi con Mosca su temi e questioni che ci riguardano tutti da vicino, a partire dalle minacce globali ai temi della crescita e dello sviluppo
economico, dai diritti umani e liberta’ civili, fino alla stabilizzazione delle aree di crisi”, ha spiegato al giornale dell’intellighenzia russa, la Nezavisimaja Gazeta.

Mercoledì Alfano ha visitato il Donbass insieme all’omologo ucraino, Pavlo Klimkin, e ha preso parte a una riunione operativa con il capo della Missione di Monitoraggio Speciale dell’Osce, Ertugrul Apakan (“Il vostro lavoro in un’area ad alto azzardo per la sicurezza è fondamentale per l’attuazione degli accordi di Minsk e per prevenire pericolose escalation”, le parole di Alfano ad Apakan). Il Donbass è la regione in cui i ribelli separatisti hanno unilateralmente proclamato la nascita di due regioni autonome, con il consenso (la spinta, l’aiuto) russo; aree che Kiev ha ultimamente dichiarato “territori occupati” da una “forza esterna”. La legge che inquadra la Russia come entità occupante è stata approvata da poche settimane dal governo ucraino, e ha subito creato la reazione feroce di Mosca, indispettita ancora di più dall’assenso fornitogli dal rappresentante del governo americano per la crisi, Kurt Volker.