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La Commissione intelligence del Senato americano ha chiesto a Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump (marito della potentissima figlia Ivanka), di comparire in audizione nell’ambito dell’indagine interna che il Congresso sta svolgendo su possibili collegamenti tra Russia e staff di Trump. Le commissioni congressuali per i servizi segreti di Camera e Senato stanno portando avanti una propria inchiesta, che viaggia in contemporanea a quella di controspionaggio condotta dall’Fbi, per ottenere chiarimenti e informazioni su quanto accaduto durante le elezioni presidenziali. Il punto è: conclamato che la Russia ha cercato di interferire nelle elezioni con misure attive (attacchi hacker, disinformatia, ingerenze) contro la candidata democratica Hillary Clinton, queste azioni hanno fatto parte di uno schema condiviso con gli uomini di Trump? C’era un piano Russia-Trump per far vincere il repubblicano?

In quest’ottica qualsiasi genere di contatto tra elementi dello staff dell’attuale presidente e funzionari russi è considerato materiale su cui porre attenzione. Kushner, che al momento svolge un importante ruolo ufficiale come consigliere della Casa Bianca con delega al conflitto israelo-palestinese e all’innovazione – e ne svolge uno ancora più nevralgico, facendo da normalizzatore ufficioso delle azioni presidenziali (l’Henry Kissinger di Trump, ha scritto in un suo fondo sul Washington Post David Ignatius) –, ha avuto due incontri che vanno approfonditi secondo i senatori della Commissione. Del primo ne aveva parlato a inizio marzo il New Yorker (ed era stato poi confermato al New York Times dalla collaboratrice che gestisce le comunicazioni confidenziali del presidente, Hope Hicks), e si tratta della sua presenza a un meeting tra l’ambasciatore russo in America, Sergei Kislyak, e l’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Flynn. L’convegno si è svolto alla Trump Tower di New York durante la fase di transizione, ed è uno degli elementi su cui Flynn aveva mentito ai Federali (in un precedente colloquio) e al vice presidente: menzogne su cui Flynn ha pagato come prezzo le dimissioni.

Sean Spicer, Press Secretary della Casa Bianca, ha spiegato in conferenza stampa che è nel ruolo di Kushner tenere certi incontri, e non c’è nulla da nascondere. Ma Kushner ha avuto anche un convegno per certi versi più sensibile: si è visto con Sergei Gorkov, capo della Banca di sviluppo statale russa, sottoposta a sanzioni perché parte di quell’inner circle putiniano che la Comunità internazionale ha voluto punire per le azioni russe in Ucraina. Che il genero-in-chief abbia incontrato un manager sotto sanzioni è di fatto un problema, anche se dalla Casa Bianca fanno sapere che, al momento del faccia a faccia, Kushner non sapeva che l’istituto diretto da Gorkov fosse sanzionato.

Contemporaneamente è uscita un’altra storia che riguarda la stessa inchiesta. Il chairman della Commissione gemella che alla Camera sta svolgendo le medesime indagini, il repubblicano Devin Nunes, si sarebbe incontrato con uno o più membri dell’amministrazione per ricevere informazioni in anticipo. Gli incontri confidenziali sarebbero avvenuti coperti dalla Casa Bianca, e va da sé che i democratici più alti in grado alla Camera abbiano chiesto la sua ricusazione, perché ritenuto non più in grado di garantire la giusta imparzialità. Adam Schiff, il capo democratico in Commissione, e Nancy Pelosi, leader della minoranza dem alla Camera, hanno entrambi chiesto che Nunes faccia un passo indietro perché il suo ruolo non è “credibile” a causa del conflitto d’interessi che c’è in lui che indaga la squadra elettorale di Trump e il team di transizione, essendone stato parte e continuando a tenere con loro incontri segreti. Le Commissioni Intelligence sono considerate le più “al di sopra delle parti” degli organismi congressuali.

La condizione si sta complicando. I falchi del partito repubblicano Lindsey Graham e John McCain, tra i più critici con l’amministrazione Trump, hanno attaccato, rispettivamente alla NBC e alla CBS, Nunes, chiedendone anche loro la ricusazione in nome della credibilità dell’intera commissione. Martedì tutti gli incontri riguardanti l’inchiesta dell’House Intelligence Committee sono stati cancellati per l’intera settimana. Proprio martedì era programmata l’audizione di Sally Yates sulle conversazioni tra Flynn e Kislyak. Yates, residuo amministrativo obamiano, aveva occupato per un breve periodo il ruolo di segretaria alla Giustizia con Trump, ma poi è stata tagliata dal presidente perché si era rifiutata di difendere il primo muslim ban. Successivamente è emerso che Yates era venuta a conoscenza che Flynn, le cui chiamata erano state registrate dall’Fbi come attività di routine, aveva parlato con il diplomatico russo dell’abolizione delle sanzioni contro Mosca. Il punto sta nel fatto che pare che la segretaria avesse avvisato la presidenza (e forse per questo è stata tagliata fuori). Trump & Co. hanno sempre dichiarato di non essere a conoscenza del contenuto delle conversazioni di Flynn con Kislyak, ma se così non fosse – stante l’avviso di Yaters – significherebbe che hanno mentito (e che forse Flynn parlava per conto di Trump). Secondo quanto scritto dal Washington Post l’amministrazione ha cercato già di bloccare la testimonianza di Yates, avvisandola che il contenuto di certe informazioni è coperto come “presidential communications privilege”.