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Giappone | Stati Uniti | Russia | Attacco militare Usa su Corea del Nord |

Non basta la “tregua olimpica” in vista delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang ad allentare le tensioni in Asia orientale. Sono ore queste di intensa attività diplomatica per il primo ministro Shinzo Abe. Domenica i media nipponici hanno riferito di un colloquio tra il primo ministro giapponese e il presidente sudcoreano Moon Jae-in. Abe avrebbe chiesto a quest’ultimo di non ridimensionare le annuali esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti – che simulano un attacco a un sito sensibile nordcoreano e perciò innervosiscono il regime dei Kim – e sostegno logistico e umanitario nel caso di un’emergenza.

Ad aprile dello scorso anno, con l’inasprirsi delle tensioni nella penisola coreana, il governo giapponese aveva annunciato un piano per l’evacuazione di 60mila giapponesi residenti in Corea del Sud attraverso il porto di Busan in caso di conflitto nella penisola.

A Tokyo la kermesse sportiva invernale, più che un evento sportivo, sottolinea il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, è percepita come un’occasione per ridisegnare la propria postura in materia di difesa. Insomma, il attuale riavvicinamento tra le due Coree – il Nord ha intanto annunciato che invierà in rappresentanza Kim Yong-nam, 90 anni, presidente del parlamento e “capo di Stato” di nome della Repubblica popolare democratica, il primo a passare il confine sul 38esimo parallelo negli ultimi 4 anni – e l’entusiasmo che ruota intorno alle Olimpiadi sudcoreane potrebbero favorire l’abbassamento dell’allerta nei confronti delle mosse di Pyongyang.

Dimostrazione di questo atteggiamento è anche il colloquio telefonico di venerdì tra Abe e il presidente Usa Donald Trump. I due hanno discusso misure utili ad aumentare le capacità difensive del Giappone. Il motivo è sempre lo stesso: prepararsi a un possibile attacco missilistico da parte dello scomodo vicino nordcoreano.

Tokyo, infatti, continua a non fidarsi di Pyongyang. Questo nonostante le recenti aperture al dialogo con la Corea del Sud, complici, appunto, le Olimpiadi invernali di febbraio.Tra agosto e settembre 2017, due missili sparati dalla Corea del Nord hanno sorvolato il territorio giapponese portando il governo a dichiarare lo stato d’emergenza nazionale.

A gennaio, in occasione dell’apertura della sessione parlamentare, il premier giapponese, che non ha mai nascosto il desiderio di dotare il Giappone di un esercito regolare rompendo gli attuali vincoli della costituzione, ha ribadito la necessità di un dibattimento tra le forze parlamentari per il raggiungimento entro l’anno di un vasto consenso intorno alle modifiche della legge fondamentale del Paese.

La strada per la riforma è tutta in salita, ma, intanto, Abe stringe le maglie dell’alleanza militare con gli Stati Uniti: per la prima volta dall’entrata in vigore, a marzo del 2016, della nuova legislazione in materia di sicurezza nazionale che permette ai militari giapponesi di condurre forze alleate in missione e rispondere al fuoco in caso di attacco. «Un’alleanza è più forte se i partner si possono aiutare l’un l’altro», ha dichiarato il premier giapponese. «L’alleanza tra Giappone e Stati Uniti è diventata senza dubbio più forte che mai».

Il potenziamento delle difese antimissile giapponesi viene guardato però con sospetto da Mosca. Le tensioni con la Corea del Nord – e un eventuale militarizzazione del Giappone – sembrano ai russi un pretesto americano per aumentare la pressione sul Cremlino.

Così, per tutta risposta, nella tarda serata di giovedì scorso, il primo ministro Dmitrij Medvedev ha firmato un decreto che dà la possibilità ai caccia russi di utilizzare l’aeroporto civile di Iturup, nel Pacifico settentrionale, a pochi chilometri dal confine marittimo con il Giappone. Iturup è una delle quattro isole rimaste contese tra Giappone e Russia dalla fine della seconda guerra mondiale, conosciute come Curili – o Territori del Nord in Giappone –. Nei prossimi giorni è atteso un vertice tra viceministri degli Esteri dei due Paesi nell’ambito dei negoziati aperti sulle Curili possibile oggetto di progetti congiunti di cooperazione economica.

Che la Russia sia il vero obiettivo della strategia americana nel Nordest asiatico è difficile dirlo. Certo è invece che la notizia del colloquio telefonico tra Trump e Abe arriva pochi giorni dopo la pubblicazione di un articolo del New York Times che parlava delle pressioni della Casa Bianca sul Pentagono per la definizione di un piano di attacco contro la Corea del Nord. Un attacco preventivo, e limitato ad alcuni siti strategici, che non lasci spazio a eventuali ritorsioni da parte di Pyongyang.

A rafforzare questa tesi è stato il cambio di programma sulla nomina di Victor Cha, direttore per la regione Asia-Pacifico del Consiglio di sicurezza nazionale sotto George W. Bush, e difensore delle sanzioni come strumento di pressione diplomatica contro la Corea del Nord, ad ambasciatore americano in Corea del Sud. Cha, esperto di affari coreani, ha più volte criticato l’ipotesi di un attacco militare contro la Corea del Nord e per questo sarebbe inviso a Trump. «[In caso di conflitto in Corea] non si tratterebbe di lanciare missili su una base militare in Siria o in Afghanistan. Si tratterebbe di un conflitto di una portata senza precedenti».

Ed è probabile che, in quel caso, Abe voglia che il suo Paese non venga colto impreparato.