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L’inaspettata soluzione russa di dotare la Siria dei sistemi missilistici terra-aria S-300 e di integrare la difesa aerea siriana con il centro operativo russo ci obbliga ad un veloce riesame dei nostri punti di vista. E’ venuto fuori che la Russia è in grado di apprendere e di rispondere in modo inatteso. Certo, subito dopo l’abbattimento dell’IL-20, la reazione russa era stata blanda. I Russi avevano convenuto con gli Israeliani che l’aereo era stato colpito da un missile S-200 siriano. Avevano dato all’esercito israeliano la possibilità di fornire e difendere la loro versione dei fatti, mentre Putin aveva parlato di “una tragica catena di eventi,” discolpando apparentemente il suo partner israeliano.

Devo ammettere di aver pensato che i Russi avrebbero accettato le giustificazioni israeliane e che il caso sarebbe stato chiuso. Questa era l’opinione degli scrittori e dei bloggers favorevoli al Kremlino, che spesso conoscono la mentalità delle autorità russe. Questi signori, e signore, non ricevono istruzioni direttamente dal Kremlino, né hanno una visione coerente degli interessi russi o una loro opinione personale, solitamente cercano di indovinare la mossa successiva del Kremlino e poi la difendono. Se li osservate attentamente, potete farvi un’idea di quelle che sono le aspettative.

Avevano assunto un atteggiamento a sufficienza filo-israeliano. Chiunque avesse chiesto una risposta più ferma alla provocazione israeliana veniva definito un “agitatore antisemita.” Questo, in Russia, non è un marchio d’infamia come in Occidente, ma non è neanche un gran complimento. Alcuni scrittori favorevoli al Kremlino avevano dato la colpa ai Siriani, la stessa cosa aveva fatto l’opposizione liberale di Putin. Julia Latynina, la scrittrice russa tanto cara ai liberali occidentali, la nemesi di Putin, insignita del Defender of Freedom Award, con centinaia di riferimenti nel Guardian e nel New York Times, aveva chiamato i Siriani “scimmie.” (I liberali russi antiputiniani sono incredibilmente razzisti, ma amano gli Ebrei).

Uno scrittore in lingua inglese favorevole al Kremlino aveva asserito che la colpa avrebbe dovuto essere addossata agli Iraniani (sic!), forse erano stati loro a premere il bottone e a distruggere l’IL-20. E i Siriani erano di sicuro colpevoli. Aveva anche attaccato ferocemente gli esperti che parlavano di responsabilità israeliana e li aveva definiti “antisemiti.” I caporedattori dei media semi-ufficiali russi, apparentemente, pensavano che Putin volesse dimenticare l’intera faccenda dell’abbattimento dell’IL-20 il più in fretta possibile. L’avevano velocemente cancellata dalla loro agenda. Incredibilmente, il giorno successivo, nei media russi non si trovava praticamente traccia del disastro. Solo i duri e puri dell’opposizione mugugnavano nei loro irrilevanti giornaletti online: “Siamo perduti,” “Putin obbedisce ai suoi oligarchi,” “La lobby ebraica di Mosca ha vinto,” “A Putin interessano più i suoi amici ebrei che i soldati russi.” Ma erano stati prematuri.

In Israele, la gente al Ministero della Difesa si era fregata le mani e aveva detto: “Abbiamo bombardato di tutto, stiamo bombardarlo e bombarderemo fino a quando lo riterremo opportuno.” Avevano consigliato ai Russi di addossare la colpa alla Siria e di ammettere la versione israeliana degli eventi. I social networks israeliani avevano esultato. Ma anche la loro gioia era stata prematura.

Il primo segnale di qualche cosa che non andava c’era stato quando i Russi si erano rifiutati di ricevere a Mosca una delegazione israeliana di alto livello. Il Primo Ministro Netanyahu e il Ministro della Difesa Lieberman avevano proposto di recarsi personalmente a Mosca, ma l’offerta era stata rifiutata. Solo ad una delegazione militare, guidata dal comandante dell’aviazione israeliana, il Maggiore Generale Amikam Norkin, era stato concesso di venire e presentare la propria versione dei fatti. Che era stata trovata del tutto insoddisfacente. Il Ministro della Difesa Russo aveva dimostrato, in modo inequivocabile, che gli Israeliani avevano coscientemente provocato la perdita dell’aereo e del suo equipaggio. Netanyahu aveva telefonato di persona al Presidente Putin, senza nessun risultato.

Sembra che Putin sia rimasto sconvolto a livello personale per l’attacco israeliano. Si sa che odia il tradimento. Considerava Netanyahu quasi un amico intimo, e l’abbattimento dell’aereo da parte di questo ex-amico lo aveva addolorato molto, così almeno avevano intuito le persone vicine al Kremlino. Ci sono però interpretazioni meno personali. Negli stessi giorni il partito di governo (di Putin) Russia Unita aveva patito alcune umilianti sconfitte nelle elezioni dei nuovi governatori regionali. Dal 70% al 30% dei rappresentanti in carica erano stati esclusi e in tre circoscrizioni erano stati eletti candidati di coalizioni nazionaliste e comuniste, fortemente antioccidentali. Nelle forze armate, l’dea di metterci una pietra sopra era stata immediatamente respinta. L’esercito chiedeva una risposta più decisa.

Putin è il leader più filo-occidentale che la Russia possa avere, il suo successore sarà probabilmente più rigido verso le richieste dell’Occidente, mentre gli elementi filo-occidentali (“liberali”) non avranno la benchè minima possibilità di giungere al potere in Russia con il metodo elettorale. Questo è il motivo per cui Putin deve stare intento a quello che fa per rimanere in linea con la sua base elettorale, come ogni governante. Non vuole compromettere le relazioni con Israele, ma l’aviazione israeliana deve essere privata della sua libertà d’azione.

C’era stato un momento di pausa, quando l’incidente dell’aereo abbattuto era completamente sparito dai media, russi ed occidentali. Non veniva riportato dal New York Times e non se ne faceva menzione sui quotidiani russi. E poi, inaspettatamente, il Ministro della Difesa Russo, Shoigu, aveva fatto la sua dichiarazione. La Russia ha risposto in maniera adeguata, chiudendo lo spazio aereo al di sopra della Siria, o almeno sulla Siria Occidentale, ed attivando al largo della costa siriana il suo potente sistema di disturbo dei segnali GPS. Israele ha perso il diritto di bombardare la Siria a suo piacimento.

La Russia ha detto che le occorreranno due settimane per consegnare, installare e rendere operativo il sistema. Ho sentito dire che otto sistemi S-300 sono stati fatti giungere, con un massicio ponte aereo, già da alcuni giorni, con aerei cargo che atterravano in Siria ogni pochi minuti. Probabilmente occorreranno due settimane per installare ed attivare il sistema.

In Israele ci sono stati due tipi di risposta. Le teste calde hanno detto che Israele non è preoccupata per gli S-300, sanno come trattarli e, se necessario, andranno i commandos israeliani a sabotare i sistemi, subito prima di un massiccio attacco dei bombardieri israeliani. Le persone ragionevoli sostengono che Israele dovrebbe cercare di riaggiustare le relazioni con l’esercito russo. I Russi hanno fatto molto di quello che chiedevano loro gli Israeliani, compreso l’allontanamento delle forze iraniane dai confini israeliani (meglio dire linee di tregua).

Un’indagine accurata sul disastro aereo potrebbe rendere pubbliche queste manchevolezze e convincere i Russi che non si debbano più ripetere.

Era sembrato che Netanyahu stesse cercando di minimizzare il conflitto con i Russi. Dopo essersi incontrato con il Presidente Trump a New York, aveva detto di essere venuto con una richiesta ben precisa e “da lui [Trump] ho avuto tutto quello che volevo. Il nostro obbiettivo è quello di preservare i rapporti con la Russia e, d’altra parte, difendere la sicurezza di Israele da queste minacce.”

Così, nel bene e nel male, Israele non romperà le relazioni con la Russia, e la Russia non andrà oltre la chiusura dello spazio aereo siriano ai raid israeliani. Se la leadership israeliana terrà le mani lontane dalla Siria, la condizione potrebbe raffreddarsi. In caso contrario, i risultati potrebbero essere abbastastanza imprevedibili.

In Israele, non ci sono molte persone ai vertici, a parte Netanyahu e Lieberman, che apprezzano il legame fra la loro nazione e la Russia. Per gli Israeliani, Putin è uno dei tanti spregevoli capi di stato, tipo Idi Amin o Orban, con cui il loro paese deve intrattenere rapporti. La Russia non è molto popolare fra i comuni cittadini israeliani, che preferiscono l’America o la Germania. Moltissimi Israeliani sarebbero felici di troncare questo rapporto. Subito dopo l’annuncio della soluzione russa, Haaretz non ha avuto peli sulla lingua: “Negli anni recenti, la Russia è stata scoperta a mentire o a spargere disinformazione riguardo suo ruolo in un certo numero di eventi, i più recenti dei quali riguardano il suo coinvolgimento nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia in Gran Bretagna e l’invasione della Crimea e dell’Ucraina Orientale. Perciò si fa fatica a credere che ci sia qualcuno, a parte la Siria e l’Iran, che prenderà per buona la versione russa riguardante i fatti della settimana scorsa.” Questo non è il modo in cui, di solito, si descrive il proprio partner.

Gli Israeliani di indole più cospirazionista hanno pensato che dietro all’abbattimento dell’IL-20 ci fosse un complotto dell’aviazione [israeliana] contro Netanyahu e Lieberman, che non godono di eccessiva popolarità fra le alte sfere dell’IDF. Altri dicono che si è trattato di una macchinazione dei servizi segreti americani, per minare i rapporti russo-israeliani.

Del resto, per quale motivo gli Israeliani avrebbero dovuto farlo? Sono solo stati avventati e brutali, com’è loro tradizione? Non gliene importava nulla dei Russi e li consideravano una razza inferiore, la cui vita riveste una scarsa importanza? Questa è una possibile chiave di lettura, a sufficienza coerente con l’atteggiamento che hanno nei confronti degli stranieri, considerati figli di un dio minore.

D’altra parte, è anche possibile che l’intatto raid israeliano sia stato inscenato per abbattere l’aereo da ricognizione e lasciare i Russi senza dati di intelligence in tempo reale. Nel 1967, gli Israeliani avevano bombardato e (quasi) affondato la USS Liberty, una nave per lo spionaggio elettronico, l’equivalente di allora dell’IL-20, perché non volevano occhi e orecchie straniere in zona. Ma, allora era in corso una guerra vera e propria fra Israele e l’Egitto e la USS Liberty era stata attaccata subito prima della prevista invasione israeliana delle Alture del Golan siriane.

Potrebbe essere che gli Israeliani si aspettassero, quella notte, un attacco da parte di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti contro la Siria, un attacco che non si era materializzato proprio grazie  all’accordo russo-turco riguardante Idlib? Nelle vicinanze c’erano un aereo inglese, una fregata francese e molte navi americane.

L’accordo di Idlib è stato un evento molto importante, anche se l’IL-20 lo ha rimosso dalla nostra memoria collettiva. Putin ed Erdogan avevano raggiunto un compromesso in grado di funzionare, evitando così delle quasi inevitabili ostilità su larga scala. I Caschi Bianchi avevano già preparato un video con un finto attacco chimico nei confronti di bambini siriani, ma l’accordo aveva, come prima cosa, reso implausibile un simile atto bellico. E’ possibile che l’attacco della coalizione americana sia stato fermato all’ultimo momento, quando l’aereo russo era già stato abbattuto.

Comunque, tutto è bene quel che finisce bene. La soluzione russa di creare praticamente una zona di interdizione aerea è una buona soluzione, buona per tutti. E’ buona per i Russi, perché hanno imparato che il loro Comandante in Capo può prendere decisioni forti. E’ buona per la Siria, perché subirà meno bombardamenti israeliani. Ed è veramente buona per Israele, perché a questo ragazzino capriccioso, marmocchio viziato e tesoro dell’America, deve essere proibito infastidire i bambini del vicinato. Il sistema missilistico di difesa automatizzato sarà la minaccia delle sculacciate. Al frugoletto è stato comunicato che non gli è permesso uccidere i vicini. Con la sua eccessiva aggressività, resa più grave dall’impunità, Israele è stata viziata, come lo sarebbe stato chiunque. Grazie a questa interdizione, Israele può ancora diventare un mensch [uomo] e, per questo, grazie, Russia.

Tel-Aviv farà buon uso di questa possibilità? Gli Stati Uniti tenteranno di frustrare la domesticazione di Israele. John Bolton e Mike Pompeo hanno già dichiarato che neppure uno può interferire con il diritto divino di Israele di bombardare liberamente la Siria. La lobby israeliana in America sarà in grado di neutralizzare la soluzione di Mosca e di destabilizzare nuovamente l’anima di Israele?

Convinceranno Putin a procrastinare la sua soluzione, come avevano fatto in aprile e alcuni anni fa? Non lo credo.

Possiamo congratularci con la dirigenza russa per questa soluzione coerente, giustificata e ben ponderata che potrebbe ancora domare la bisbetica ebrea.